{"id":116,"date":"2017-05-05T12:56:50","date_gmt":"2017-05-05T10:56:50","guid":{"rendered":"http:\/\/www.festediluglio.it\/prova\/?page_id=116"},"modified":"2017-05-21T13:11:07","modified_gmt":"2017-05-21T11:11:07","slug":"la-madonna","status":"publish","type":"page","link":"https:\/\/www.festediluglio.it\/prova\/la-madonna\/","title":{"rendered":"La Madonna"},"content":{"rendered":"<p><em>E&#8217; venerd\u00ec 2 luglio 1557<\/em>, Giovanni Chichizola, popolano di S. Giacomo di Canevale o, secondo altri, di Coreglia (piccoli centri questi dell\u2019entroterra rapallese), tornando da Genova dove era andato a vendere suoi prodotti, si ritrov\u00f2 sul monte Leto (monte di Ponzema) pare a guardare &#8211; come sogliono dire i pastori il suo bestiame, forse lasciato in custodia a questi, che ne radunavano di vari padroni custodendoli per essi. Era di primo pomeriggio e il caldo era grande. Per questo e per la stanchezza del lungo viaggio &#8211; un mezzo centinaio di Kilometri. &#8211; Giovanni Chichizola sent\u00ec il bisogno di fare una breve sosta all\u2019ombra di un modesto sperone di roccia e si addorment\u00f2.<\/p>\n<p>Nel risvegliarsi da un breve sonno ristoratore, vide poco distante, quasi a ridosso di una sorgente di acqua freschissima, una \u201cTavolina\u201d su cui era raffigurato il Transito di Maria SS. Si tratta di una tavoletta in legno di pioppo, delle dimensioni modeste di cm. 18&#215;15, incavata ad arco nella parte superiore e nella quale, come \u00e8 stato notato, erano rilevabili gi\u00e0 quattro secoli addietro, i segni del tempo e qualche tarlatura, ma che non ha conosciuto poi ulteriori corrosioni e oggi si presenta in tutta la vivezza dei colori originali. Da alcuni fu attribuita a S. Luca evangelista, da altri a S. Luca eremita vissuto nell\u2019XI secolo; e a quest\u2019epoca l\u2019attribuisce la perizia effettuata durante il recente restauro. Ignorando il prosieguo della strana avventura che gi\u00e0 gli sconvolge la quotidianit\u00e0, il pover\u2019uomo tenta di capire le strane figure che l\u2019Immagine esprime, ma inutilmente.<\/p>\n<p>La piet\u00e0 popolare, invece, non tarder\u00e0 a decifrare l\u2019Immagine donata; e nella \u201cDormizione\u201d legger\u00e0 la ferma decisione di Maria, Madre di Ges\u00f9 e Madre nostra, di essere ospitata l\u00e0, dove \u00e8 pi\u00f9 difficile accogliere le prove di un\u2019esistenza segnata dal dolore. Il \u201cQuadretto\u201d, cos\u00ec lo chiameranno i rapallesi, si riveler\u00e0 presto Segno e mediazione misteriosa di un affettuoso e provvidenziale proposito di Maria, madre di Ges\u00f9: sostare definitivamente sul monte che sovrasta Rapallo. Dopo l\u2019Evento il monte sar\u00e0 chiamato Monte Allegro.<\/p>\n<p><strong><em>I Miracoli<\/em><\/strong><\/p>\n<p>Fede Mariana, Mare, Liguria&#8230; Secolare <em>Cultura della Grazia Ricevuta<\/em>&#8230;&nbsp;Cultura la quale, grazie ad un radicato amore per la Patrona, fidente attribuisce alla sua benevolenza il verificarsi di eventi prodigiosi.&nbsp; Ci\u00f2, prescindendo spesso dall\u2019<em>ufficialit\u00e0<\/em> con cui la Chiesa s\u2019esprime in fatto di <em>miracoli<\/em>. Cos\u00ec anche a Rapallo: \u00e8 quindi con il solo scopo di introdurre il lettore alla conoscenza della cultura locale, che presentiamo i seguenti fatti, tendendo dunque&nbsp; a lasciare aperta ogni via interpretativa, fideistica o meno:<\/p>\n<ul>\n<li><strong>La peste del 1656 \u2013 1657<\/strong><\/li>\n<li><strong>Il bombardamento di Rapallo del 28 luglio 1944<\/strong><\/li>\n<\/ul>\n<p><strong><br \/>\nLA PESTE DEL 1656-1657<\/strong><\/p>\n<p>Correva il primo centenario dell\u2019Apparizione della Madonna a Montallegro, quando la Repubblica di Genova conobbe il lutto della pestilenza, che s\u2019abbatt? sui poveri suoi abitanti con furia indicibile: una persona su cinque venne uccisa dal morbo nel <em>Dominio di Terra<\/em>, sette su dieci restarono contagiati nell\u2019allora Capitale marinara! Ma cos\u00ec non fu a Rapallo, ove morirono di peste soltanto tre persone (una delle quali, non rapallese, era peraltro in fuga dall\u2019ammorbata Genova). La popolazione e le autorit\u00e0, gi\u00e0 devote da cent\u2019anni alla Madonna di Montallegro, parlarono dunque di miracolo, ed il Voto che fecero in segno di ringraziamento all\u2019invocata Madre Protettrice viene rinnovato ancor oggi, come da secoli, <em>infra l\u2019octava<\/em> di Luglio, con solenne cerimonia al Santuario (si veda la voce <em>Scioglimento del Voto<\/em>).<\/p>\n<p>Quindi Rapallo, essendosi rivolta alla sua Santa Patrona nel momento del pericolo, <em>chiese e le fu dato<\/em>, <em>buss\u00f2 e le fu aperto. <\/em>Tuttavia, all\u2019epoca dei fatti, notabili furono pure i meriti delle autorit\u00e0 civili che, <em>pena la galea<\/em>, sbarrarono i confini del Capitaneato appena seppero dell\u2019avanzare del contagio , ordinando peraltro l\u2019uccisione \u2013 provvedimento assai opportuno e moderno per l\u2019epoca \u2013 di quegli animali domestici sospettati d\u2019essere&nbsp; portatori del male.<\/p>\n<p><strong>IL BOMBARDAMENTO DI RAPALLO DEL 28 LUGLIO 1944<\/strong><\/p>\n<p><em>\u00ab&#8230;Era il 28 luglio 1944, quando una grossa formazione di bombardieri Alleati apparve all\u2019orizzonte. Puntava su Rapallo: lo capimmo subito. Noi eravamo sfollati, sulle colline, dove non c\u2019erano obiettivi da colpire. Ma nemmeno gi\u00f9 in paese pareva che ce ne fossero, a dire il vero: nessun ponte degno di nota, nessun porto, fabbriche nemmeno a parlarne&#8230; ed era una fortuna: i poveri paesi di Recco e Zoagli erano ormai cumuli di macerie, enormi cimiteri, grazie ai loro viadotti ferroviari, lunghi ed alti. Ma Rapallo fino a quel momento era rimasta intatta&#8230;\u00bb<\/em>.<br \/>\n\u00ab<em>Allora come mai, secondo lei<\/em>\u00bb chiediamo all\u2019anziana rapallina \u00ab<em>decisero di attaccare la citt\u00e0?<\/em>\u00bb. E lei: \u00ab<em>Chiss\u00e0&#8230; ci sar\u00e0 stato in un albergo requisito qualche generale, qualche pezzo grosso&#8230; truppe tedesche&#8230; avranno saputo cose che non sappiamo dallo spionaggio&#8230;\u00bb<\/em>. In effetti, la tesi della signora filava liscia: si stava con tutta probabilit\u00e0 colpendo un paese con lo scopo di cancellarlo assieme a chi, militare avversario o civile, ne occupava le case: \u201c<em>&#8230;l\u2019ampia formazione bombard\u00f2 a tappeto: vedemmo cadere grappoli di bombe dagli aeroplani. Ma, con le esplosioni, notammo il sollevarsi sul mare di spaventose colonne d\u2019acqua: gli aviatori avevano sbagliato completamente la mira e ben poche case furono colpite\u201d<\/em> .<\/p>\n<p>Cos\u00ec, in quei tragici giorni, molti guardarono con riconoscenza al <em>Sacro Monte<\/em> di Maria.&nbsp; All\u2019epoca dei fatti l\u2019intero abitato di Rapallo corrispondeva, appunto, al suo attuale centro storico, sopravvissuto in effetti alla Guerra. Ci furono, per di pi\u00f9, bombe rimaste inesplose dopo lo sfondamento dei tetti di alcuni stabili, oggi regolarmente abitati. Ma purtroppo le fortunate \u2013 o miracolose \u2013 eccezioni non furono regole e, pur anche pochi ordigni, esplodendo, aggiunsero lutto ai lutti che gi\u00e0, per altra via, la guerra aveva portato a Rapallo.<\/p>\n<p><strong><em>Gli Ex-Voto<\/em><\/strong><\/p>\n<p>Recandosi al Santuario di Montallegro a piedi, appagati dalla vista del mare e rinfrancati nel corpo dalla frescura dei boschi secolari, l\u2019occhio cade su un tronco d\u2019albero abbruciato dal fulmine, consumato dal tempo. L\u00ec qualche piastrella, qualche iscrizione lasciata dai pellegrini, qualche vecchio rosario, ricordano al Viandante che la Madonna attende materna la sua visita. Cos\u00ec, presso mille altri altarini ed altari, icone e statuette murarie nei paesi attorno al <em>Sacro Monte<\/em>: cuori argentei, ancora rosari, ed anche foto, disegni&#8230; rinnovano il grazie di chi, confidente nella Bont\u00e0 Mariana, ottenne di aver salva la vita propria, quella dei figli, o sent\u00ec in cuor suo d\u2019aver goduto di chiss\u00e0 quale altra <em>Grazia<\/em>&#8230;.Questi piccoli pegni materiali sono gli <em>ex voto<\/em>, di cui il Santuario di Montallegro trabocca: piccoli \u2013 grandi pegni, d\u2019argento o velluto, cuoio, carta fotografica o materiali poveri, senza contrasto. Un commovente e simpatico disordine accoglie il pellegrino: in alcune&nbsp; acquasantiere appositamente prosciugate, decine di fotografie: bambini scampati ai pericoli, lavoratori sopravvissuti ad incidenti, malati tornati sani dagli ospedali, ex militari che poterono raccontare gli orrori della guerra&#8230; Tutte, recano una piccola dedica alla Madre Celeste, l\u00ec venerata come <em>Madonna di Montallegro<\/em>, dai <em>rapallini<\/em> e non solo. Ed ancora cuori argentei, spalline di ufficiali dell\u2019Ottocento scampati al cannone&#8230; e poi \u2013 caratteristica, crediamo, interessante \u2013 piccole riproduzioni di braccia, mani, piedi, parti anatomiche: minacciate nell\u2019estremo pericolo, non furono perdute da chi, confidando in&nbsp; Maria, volle poi ricordarne la benevolenza. Gran copia di <em>ex voto<\/em> marinari, oggetto peraltro di numerosi studi e pubblicazioni.&nbsp; Cultura della <em>grazia ricevuta<\/em> che accomun\u00f2 ed accomuna ricchi e poveri, presso la roccia ove al Chichizola apparve la Vergine, nel lontano 1557, esortandolo materna: <em>\u201c<strong>V\u00e0, e d\u00ec ai Rapallesi che voglio essere onorata qui<\/strong>\u201d<\/em>.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>E&#8217; venerd\u00ec 2 luglio 1557, Giovanni Chichizola, popolano di S. 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