Storia del Santuario di Montallegro

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Nel sestiere di Borzoli, a circa seicento metri s.l.m., sulle balze del monte Ponzema spicca nel verde delle colline il Santuario di N. S. di Montallegro, testimonianza imperitura della Sua Apparizione in questo luogo.

Era il 2 luglio 1557, quando nelle prime ore del pomeriggio, ad un contadino di San Giacomo di Canevale, Giovanni Chighizola, che tornava dal mercato e sul monte s’era posto a riposare, apparve la Madonna, la quale – così si narra – incaricò Giovanni di avvertire i Rapallesi che ivi voleva essere venerata e come segno tangibile lasciò quel quadretto (una tavola bizantina) rappresentante la dormitio Mariae,, mentre dalla vicina roccia sgorgava una limpida sorgente di acqua.

I primi ad accorrere sul luogo furono alcuni contadini della zona e il parroco di S. Ambrogio, Rocco Lucchetti, il quale fu vivamente impressionato dall’avvenimento. La voce del miracolo si diffuse rapidamente e da Rapallo accorsero altri; il Lucchetti, fatta una questua, diede a Nicolosino Bisanino (forse il bargello?) e al magnifico Gio Battista della Torre, una piccola somma, perché provvedessero, a far sorvegliare e custodire il quadretto durante la notte.

La notizia della miracolosa apparizione e fece accorrere folla da ogni luogo e, l’anno seguente, il vicario generale della diocesi di Genova, mons. Egidio Falceta, vescovo di Caorle, ebbe l’incarico di condurre un’indagine accurata sull’ accaduto.

Con l’assistenza di Fra’ Gerolamo De Franchi,”Inquisitore delle perversità degli eretici” e dell’Arcidiacono Bartolomeo Perini, venne a Rapallo, istruì un processo canonico ed ascoltò le persone direttamente o indirettamente legate ai “fatti” verificatisi il 2 luglio 1557: dal Chichizola a Gregorio di Pianezza, che per primo ebbe in custodia l’icona.

Durante il soggiorno rapallese consacrò la chiesa di San Francesco, attigua al convento, costruita in località Pozzarello, sul terreno donato dai Frati Minori da Giovanni Della Torre.

Mons. Falceta, al termine dell’indagine, in data 6 agosto 1558 emise due editti, redatti dal Cancelliere del Palazzo Arcivescovile di Genova l’uno il mattino ed il secondo dopo i vespri. Entrambi sono conservati all’Archivio di Stato di Genova e confermano l’Apparizione ed i miracoli che ne seguirono: “… testimoniarono e testimoniano…i ciechi di nuovo vedenti, gli zoppi che miracolamente camminano, moltissimi che paralizzati nelle mani o in tutto il corpo andati lassù, rifugiatisi presso la Vergine ne tornarono liberi, per la sua virtù, da ogni male…” (primo editto) e “… per dovere dell’ufficio  pastorale che esercitiamo, siamo andati personalmente sul luogo e, siccome per le informazioni orali assunte, ci risultò vero quanto abbiamo detto…” (secondo editto)

I due documenti stabilirono che quanto prime fossero eretti una chiesa ed un ospizio per i pellegrini. La custodia delle offerte per i lavori fu affidata al sacerdote Antonio Merello, a Gerolamo della Torre, Ambrogio Castagneto, Ambrogio Cairolo (Queirolo) Giovanni Durante, Battista Chichizola, notaio, Nicola Raggio e Agostino Chichizola. Il presule fu presente alla posa della prima pietra e la consacrò nel luglio del 1559.

Due sono le peculiarità di questo luogo sacro: l’esistenza di documentazione storica che non lascia alcun dubbio sull’evento miracoloso e l’Icona stessa, “segno” dell’Apparizione.

Quadretto, tavola, icona sono tutti termini utilizzati per il dono lasciato come pegno dalla Vergine Maria al Chichizola: una tavoletta in legno di pioppo, modesta nelle dimensioni (cm.18 x 15), arcuata nella parte superiore. Alcuni l’hanno attribuita all’apostolo Luca, altri ad un San Luca eremita  del XI secolo., epoca  indicata anche  dalla perizia effettuata nel corso dell’ultimo restauro.

Rappresenta la “dormitio Virginis”, il transito al cielo di Maria, attorniata, stretti l’uno all’altro, dagli Apostoli. Chi si trova in primo piano fa oscillare il turibolo.

 Sulla sinistra, un vegliardo barbuto, in abiti sacerdotali, forse un vescovo o un Padre della Chiesa, tiene un testo cerimoniale in mano, con lo sguardo fisso sulla Trinità, rappresentata nella sua complessità, Dio uno e trino. La bimba sul braccio sinistro della Trinità è l’anima della Madonna che sale in cielo.Sul petto della Trinità il volto raggiante di una bambina, ricordo della “donna vestita di sole” descritta nell’Apocalisse, vincitrice di Satana.

L’iscrizione greca indica la Madonna come “Madre di Dio” e due angeli librati in volo, con le vesti che toccano i lati, completano il disegno.

Il più antico ex voto conservato nel Santuario è quello in argento del “Raguseo” , datato 1574, sfuggito alla depredazione perpetrata in tutte le chiese e negli edifici religiosi, nel 1798, durante la Repubblica Ligure, per ordine del Commissario Giuseppe Avanzino.

La lamina rappresenta una caracca in un mare in tempesta e in basso in latino il luogo della tempesta (presso Monterosso), il nome di chi fece il voto (il capitano dalmata Niccolò De Allegretis) e la data dello scampato pericolo (26 dicembre 1574).

Da Gio. Agostino Molfino, primo storico di Montallegro, si apprende che il Capitano ed i suoi uomini, saliti a Montallegro, riconobbero nell’”Icona” la tavola venerata a Ragusa e da lì misteriosamente scomparsa., che ne seguì un processo per riottenere la stessa, che li vide vincitori. La tavoletta, riconsegnata ai ragusei e portata a bordo, scomparve in navigazione e fu miracolosamente ritrovata a Montallegro, conferma, ancora una volta, che lì doveva rimanere.

Gli ex voto della Comunità, incastonati, dopo gli ultimi lavori di restauro, sulle pareti dell’altar maggiore, sono testimonianza perenne del legame forte e dell’amore filiale degli abitanti di Rapallo per la Madonna, al cui aiuto ricorsero nei momenti di maggior pericolo, e della protezione a loro accordata dalla Madonna.

Nel 1656-1657 colpì la Liguria ed il territorio delle due Riviere una grande pestilenza, che provocò danni e perdite di vite umane veramente terrificanti.

 Padre Antero Maria da S. Bonaventura in “Li lazzaretti della Città , e delle Riviere di Genova del MDCLVII”, pubblicato nel 1658, riferisce che nella sola Genova i morti per peste oscillarono fra i sessanta mila ed i settantamila, di mille sedici per Recco e le sue “Ville” e di quasi duemila per Chiavari e i suoi borghi. Il Capitano di Rapallo, Ottavio Doria, dispose attorno al Borgo un cordone sanitario ed attuò tutti gli accorgimenti per evitare il contagio, così come, obbedendo alle disposizioni del Commissariato di Sanità, avevano fatto, ahimè con scarso successo i suoi colleghi.

L’archivio parrocchiale dimostra inconfutabilmente che nel 1657 il numero dei morti fu inferiore rispetto agli anni precedenti e seguenti: ventisette contro i sessantasette del 1656, i quarantuno del 1658 e i quarantanove del 1659. Solo quattro furono i morti per peste :Andrea Casazza, un facchino, fuggito da Genova in cerca di salvezza quando probabilmente era già colpito dal male, Brigidina Connia, cameriera, rientrata da Genova dove prestava servizio, la moglie di Costantino Cappellaro e un certo Bartolomeo Norero.

Un siffatto risultato fu ritenuto miracoloso e Il 29 agosto 1657 si riunirono nella sede del Capitano i Consiglieri del Borgo e cioè Gio Batta Lencisa priore, Paolo Geronimo Bianco sotto­priore, Stefano Sartorio notaro, Gregorio Maino, Gio Batta Arrata notaro, Bartolomeo Fasciato notaro, e alla presenza del Capitano di Rapallo, Gio Pietro Grimaldi decisero quanto segue:

Considerato etiam prima d’ora la pretentione ha tenuto e tiene dal presente luogo la Santissima Vergine Maria del Monte Allegro e tante e si innumerevoli gratie havute da essa quale… ha con sì evidente miracolo conservato intatto questo luogo da ogni avversità, massime di contaggio di peste, …onde in memoria di tanta grafia e favore… hanno apperpetua memoria di ciò, ordinato di far solenne voto sì come fanno di perpetuamente santificare solennemente, sì come da cent’anni in qua s’è osservato, il giorno di detta Santissima Vergine…”.

Fecero voto di recarsi in giorno da stabilire dal Capitano al Santuario (ormai costruito su disegno dell’architetto Lagomaggiore) per rendere grazie e di portarvi come ex voto una lama d’argento con dentro impresso il presente borgo.

L’ex voto rappresenta il Borgo di Rapallo, con i campanili, le case della Marina ed il Castello, ben piazzato in primo piano. Fu portato con solenne processione al Santuario il 6 luglio 1658.

Il secondo voto fu offerto dalla Comunità rapallese  alla Madonna per la cacciata degli austro sardi, ai quali il 6 settembre 1746 Genova si era arresa.

 Rapallo, che aveva mandato alla difesa di Genova una squadra di contadini, come risulta da una lettera del Doge e dei Senatori dell’11 luglio 1745, nel 1747 notò che « …i Tedeschi… cominciarono a levare l’assedio della Serenissima Dominante » il 2 luglio 1747, cioè il giorno dell’apparizione della Madonna di Montallegro e che Rapallo non aveva subito danni da quella non desiderata guerra.

Gli Agenti della Comunità decisero di far fare un ex voto in lamina d’argento da portare al Santuario e incaricarono il rapallese Tommaso Noce, residente in Genova, di trovare l’artefice adatto, tenendo presente che la cifra disponibile era di circa lire 1.500.

La lamina, riproduce il borgo qual era a distanza di  quasi un secolo da quello descritto nell’ ex voto per la scampata peste.

Il terzo ex voto della Comunità, anche questo una lamina d’argento, che riproduce il borgo visto da Langano, fu offerto per deliberazione municipale alla Madonna, quale ringraziamento per la scampata epidemia di colera del 1835 –1836.

Rapallo, nel frattempo, riconoscente della protezione mariana, 1736 aveva avviato l’iter per l’elezione della Madonna di Montallegro a Patrona “principale” di  Rapallo e del suo Capitaneato. L’avvio fu dato dal Consiglio Minore del Borgo con deliberazione del 5 ottobre e fu condiviso dal clero.  La delibera parla di “Patrona Principale” perché la comunità rapallese da secoli aveva come patroni i Santi Biagio e Sebastiano.

Seguirono l’esempio altre parrocchie con dichiarazioni fatte davanti a diversi notai; rammentiamo Zoagli (notaio Domenico Antonio Queirolo), S. Ambrogio (notaio Gio Francesco della Torre), Semorile (notaio Domenico Antonio Queirolo), S. Giacomo di Corte (notaio e cancelliere Agrifoglio), S. Pietro di Novella (notaio Vincenzo Cagnone), S. Michele (notaio Francesco Maria Machiavello), S. Maurizio di Monte (notaio Gerolamo Cagnone), S. Andrea di Foggia (notaio, cancelliere Agrifoglio), S. Martino di Noceto (notaio Pier Battista Molfino), S. Maria del Campo (notaio Gerolamo Cagnone), S. Pietro di Rovereto (notaio, cancelliere Agrifoglio).

Non accettò la proposta il popolo delle seguenti parrocchie: Santa Margherita, Santa Maria di Nozarego, S. Siro, S. Lorenzo della Costa, S. Martino di Portofino, S. Giovanni Battista di Cicagna, con altre del1’Oltremonte. La Comunità di Santa Margherita accolse poi la proposta nell’anno successivo 1737. I Consiglieri di Portofino, dopo aver protestato la loro devozione alla Madonna di Montallegro, espressero voto contrario « perché quasi tutto il popolo essendo in condizione povero e però necessitato a procacciarsi o con la pesca o con altri mezzi servili l’alimento alla sua bisognosa famiglia ci riesce quasi impossibile l’ottenere il voto favorevole al medesimo in una pratica di tanto rilievo et impegno; questa considerazione fatta da noi, prevedendo la contraria volontà di detto popolo, che quasi si lamenta ancora dell’aggravio dell’osservanza delle feste già stabilite dalla Santa Chiesa ci persuade a non esporre all’incertezza delli voti… » la proposta avanzata da Rapallo.

La Sacra Congregazione dei Riti, il 31 gennaio 1739, emanò il decreto di approvazione ed elesse la Madonna con il titolo di Monte Allegro Patrona principale delle parrocchie del nostro Capitaneato e stabilì festa di precetto il 2 luglio, il giorno dell’Apparizione. Il Consiglio Comunale di Rapallo, infine, il 28 novembre 1948, in seduta solenne deliberò l’inserimento del monogramma mariano nello stemma del comune, facendo propria la proposta avanzata dal C.N.L. nel 1946.

La liberazione di Rapallo dalla peste secondo il Canonico Michele Antola, diede il via ai pellegrinaggi processionali delle Parrocchie al Santuario e delle Confraternite. I primi pellegrinaggi parrocchiali risalgono al 1662 e sono quelli di Santa Maria del Campo, di San Michele di Pagana e di San Pietro di Novella. Per le Confraternite quella dei Disciplinanti, detta ei Bianchi, iniziò nel 1647, seguita nel maggio 1652 da quella “Mortis et Orationis” detta anche dei Neri. Nel Novecento iniziarono i grandi pellegrinaggi stranieri e negli anni Trenta del secolo scorso inglesi, belgi, tedeschi e olandesi giungevano in treno a Rapallo per salire al Santuario in funivia.

Ancora oggi numerose sono le parrocchie  del Nord Italia, della Toscana che salgono a Montallegro in pellegrinaggio. Passiamo ad una breve descrizione del Santuario, quale oggi ci appare.

Edificato in un lasso di tempo brevissimo, l’edificio ha nel tempo subito diverse modifiche, completamenti ed abbellimenti     

                                                                        

L’attuale facciata di stile neo-gotico, opera del Rovelli, fu inaugurata il 21 giugno 1896 ed ingloba alla chiesa la ”Penitenzieria” e l’accesso alla Cappella di San Giuseppe. La chiesa è una navata unica con cinque altari.  Il primo, entrando sulla destra, è dedicato alla Visitazione di Maria ad Elisabetta. L’ancona che ritrae l’evento è opera di Nicolò Carlone, autore anche della tela di N.S. Addolorata, posta di fronte, sul quarto altare di sinistra, e testimonianza perenne della Confraternita dei Sette Dolori qui eretta nel 1689.

La paternità delle due opere è attestata dal compilatore del “Registro corrente MDCXCVIII, del Santuario, che all’anno 1704 , mese di settembre, scrive:”… In valuta per due ancone, cioè una di N.S. dei Sette Dolori et altra della Visitazione fatte e provviste per la Chiesa di N.S. L. 400”. 

Nella stessa pagina del registro riporta il nome di  Nicolò Carlone come autore delle due tele.

L’altare fu poi rivestito di marmi da Antonio Cappellano, nel 1766.

 Il secondo altare sulla destra fu realizzato nel 1761 dal marmaro Nicolò Maria Durante e conserva un pregevole crocifisso in marmo del camogliese Francesco Schiaffino.

A sinistra, ecco l’altare dell’”Annunziata”, con ancona attribuita a Luca Cambiaso, donata nel 1672 da Gio. Antonio Pettinati, ringraziamento ed ex voto per la riacquistata salute della moglie, ottenuta per intercessione della Vergine di Montallegro.

L’”Icona” è custodita sull’altare maggiore, realizzato su disegno dell’arch. Luigi Rovelli, che però non toccò l’edicola originaria. ,E’contornata da un ricco e barocco panneggiato d’argento, donato nel 1743 dal nobile rapallese Tomaso Noce. Il gruppo dell’Apparizione, in bronzo argentato, donato da Ezio Gianotti e Jolanda Canessa, fu realizzato dalla ditta Scaloppe e Chiaravelli di Milano, su disegno dello scultore milanese Asuaghi e benedetto dal Vescovo di Chiavari il 29 settembre 1940.

Il Chichizola tiene tra le mani un rosario. Ogni grano porta inciso il nome d uno dei cinquantatre statunitensi, che, rinchiusi nell’ambasciata degli Stati Uniti a Teheran, furono dichiarati il 4 novembre 1979 ostaggi iraniani.

Ad avvenuta liberazione degli ostaggi, Marina Rufolo lo inviò al nostro Santuario quale “pegno di Grazia ricevuta”

 Nei peducci dell’arco e nella volta dell’abside sono dipinte Ester e Giuditta e l’Apparizione di Maria a Giovanni Chichizola, tutte opere del genovese Nicolò Barabino (1866).

Il rapallese Francesco Boero è l’autore dei quattro medaglioni della volta illustranti i fatti principali della storia di Montallegro (1864): l’annuncio del Chichizola a Iacopo Fieschi, che reggeva la parrocchia rapallese, e ai popolani accorsi; il trasporto del “Quadretto” a Rapallo per esporlo in parrocchia; la consegna del l’icona al Raguseo, che l’aveva reclamata per la sua Ragusa (Dalmazia), dove era oggetto di culto e da dove era misteriosamente scomparsa  e che, per sentenza dell’autorità  genovese, ne aveva ottenuto la restituzione ed infine l’involarsi dell’Icona dall’imbarcazione dalmata ed il rientro miracoloso a Montallegro.

Mirabili sono poi l’organo, posto sopra la porta principale, inaugurato nel 1907, e le migliaia di ex voto appesi lungo le pareti della chiesa, della cappella di San Giuseppe (dove a destra, entrando, è la fontanella dell’acqua della Madonna”, sorgente scaturita dalla roccia al momento dell’Apparizione, il lontano 2 luglio 1557), della Penitenzeria e della sacrestia. Molti provengono dalle Americhe e numerosi sono quelli legati al mare, testimonianza di fede e miniera di notizie.

Il Santuario, uno dei più celebri in Liguria, elevato a Basilica minore il 5 agosto 1942 da Papa Pio XII, è facilmente raggiungibile anche grazie ad una moderna funivia che collega il centro con  Montallegro, località  nota anche per gli esperimenti di trasmissione con onde “cortissime” effettuati nel 1935  sul Monte Rosa, alle spalle del Santuario, da Guglielmo Marconi .

Dal 22 dicembre 2009 un ascensore, realizzato con il contributo fra l’altro della Fondazione della Cassa di Risparmio di Genova e Imperia e del Comune di Rapallo, consente anche ai diversamente abili, agli anziani e alle giovani mamme che salgono con i loro pargoli al monte, di raggiungere dalla strada il Santuario, superando così le difficoltà dell’accesso.

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