La pirotecnica

La pirotecnica è un’arte antica quanto l’uomo: l’elemento igneo, capace di smuovere le più profonde sensazioni, di toccare i livelli più intimi dell’umano sentire, assurge quasi sempre ad eccellente mezzo comunicativo. Attraverso il fuoco, sia esso di un falò, di una stufa, di una sparata alla ligure o di una bomba colorata, generazioni e generazioni hanno trasmesso ed appreso, celebrato ed esorcizzato. Per i medioevali il fuoco purificava dal peccato e, nei terribili roghi di piazza, epurava la società dai peccatori; lo stesso, sotto diversa forma, innalzava alla divinità antica il fumo del sacrificio…

Venne la polvere da sparo, e gli uomini produssero tuoni – fino ad allora prerogativa degli dei – per celebrare la magnificenza dei potenti. Il fuoco a festa divenne quindi regale e, al pari dell’oro che adornava le cattedrali, concorse al giubilo del Re per eccellenza e della sua schiera di Santi. Nacquero e fecero il loro corso le macchine dei fuochi: architetture di legno e cartapesta adornate da sculture e fiamme pirotecniche; ultimo, nacque il colore. Ma, in parallelo alla componente ricca dell’arte del fuoco, sublime quanto effimera figlia dell’abbondanza, si sviluppò la controparte povera, della cui vita oggi abbiamo riscontro nel leopardiano tonar di ferree canne, nelle liguri sparate di mortaletti, nelle pugliesi batterie di San Severo ed in chissà quante altre belle Tradizioni.

La pirotecnica a Rapallo

Reciammo, letteralmente, significa “richiamo”. Nei giorni di festa, secondo il calendario tradizionale  i Sestieri salutano la Madonna di Montallegro accendendo colpi singoli di mortaletto ligure, “chiamandosi” e “rispondendosi” reciprocamente nel rispetto dell’antica regola.

I singoli colpi di richiamo sono detti “tiri” . Il primo tiro viene acceso al Langano, dal Sestiere San Michele. Rispondono, in ordine: Seglio, Borzoli, Cerisola, Cappelletta e Costaguta

L’ordine di sparo corrisponde esattamente all’ordine geografico dei Sestieri: Seglio il più orientale, San Michele il più occidentale; giunto il giro a Costaguta, esso da San Michele riprende più volte identico, intervallato da analoghi giri di piccole sparate, ove i mortaletti, non più accesi singolarmente, sono collegati l’un l’altro attraverso strisce di polvere nera, stese a terra col tradizionale corno poco prima dell’inizio del rito. Precisamente, ogni cinque giri di tiri ne troviamo uno di sparatine, accese dai Sestieri secondo il solito ordine.

Il rituale dei Reciammi, precedendo ogni spettacolo pirotecnico moderno (finali a giorno ed a notte), è forse il meno compreso ed il più osteggiato da chi, spesso forestiero ed ignaro dell’arte e della cultura della Nostra Festa, attende soltanto i finali colorati. Attendendo, infastidito dai nostri “petardi” che, in vero, petardi non sono, egli punta il dito contro noi “petardari”, che tali non siamo: <<…andrebbero aboliti, i colpi delle otto!>> mormorano. Cogliamo qui l’occasione per sottolineare quanto il più bello, il più grandioso, il più riuscito degli spettacoli colorati non può che esser secondo alla Tradizione dei Padri, per noi rapallini; inoltre, ciò che per noi è Tradizione e cuore, per tutti auspichiamo diventi consapevole patrimonio culturale. Sarà dunque tale consapevolezza il futuro baluardo a difesa della componente più verace nostra Festa: occasione unica di riflessione religiosa e museo a cielo aperto di secentesca arte popolare del fuoco.

I Saluti alla Madonna altro non sono che allegre, e nel contempo austere, sparate di mortaletti, accese dai Sestieri a mò di Salve al passaggio della grandiosa Processione serale del tre luglio. Particolarissimo tra i saluti fu nel passato la Spara di Figgieu, ossia dei Ragazzi, preparata in passato dai Rapallini giovanissimi nel greto del Fossato di Monti, attualmente noto come Torrente San Francesco e coperto presso la foce.  Oggi, ridimensionata nel suo sfilare, l’antica sparata viene stesa ed accesa dai… non più ragazzi del Sestiere Borzoli. Ed i piccoli, da cui trae il nome, preparano il disegno sui cui romba il ramadan finale, presso il castello. Per quanto tempo ancora i nostri giovani dedicheranno sana passione ed amore per la Santa Patrona, per la Festa, la Tradizione, i Sestieri.

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